Bari, 21 febbraio 2012

 

Rischio idrogeologico, nuova vittoria per Legambiente

Il Tribunale delle acque boccia il Comune di Molfetta

Legambiente: “grande soddisfazione per il raggiungimento del nostro obiettivo, la sentenza costituisca il punto di partenza per uno sviluppo sostenibile della città, basato sulla valorizzazione ed il recupero del paesaggio, contro ogni forma di pratica invasiva”

Dopo una lunga battaglia che ha visto l’associazione del cigno esposta in prima fila nel chiedere la difesa del territorio di Molfetta, ecco arrivata la vittoria tanto attesa.

Con sentenza n. 113/2012 il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche (TSAP) ha infatti respinto il ricorso, proposto dal Comune di Molfetta, per l’annullamento della delibera n. 11/2009 con cui il Comitato istituzionale dell’Autorità di Bacino della Puglia (AdBP) ha approvato la perimetrazione di vaste aree, nel territorio comunale di Molfetta, ad alta pericolosità idraulica, evidenziando situazioni di rischio aggravate dalla edificazione intensa e disorganica degli ultimi decenni.

Un rischio idrogeologico non solo dovuto alle caratteristiche fisiche del territorio, ma anche indotto da una gestione sbagliata dello stesso, dovuta all’approvazione di Piani che hanno visto sempre più soffocata l’integrità del suolo cittadino. Una storia emblematica è quella dei Piani per Insediamenti Produttivi (P.i.p.) che a Molfetta inizia nel lontano 1976 e prosegue sino ai nostri giorni e vede, a partire dal 2000, un grande avversario: il Piano di assetto idrogeologico (PAI), che approvato dal Comitato istituzionale dell’AdBP riporta cartografie che perimetrano aree ad alta, media e bassa pericolosità idraulica riguardanti, anche, il territorio di Molfetta.

Il TSAP ha respinto tutti i motivi di ricorso, confermando il lavoro svolto dall’AdBP, giudicato coerente ed accurato, mentre l’istruttoria svolta dal C.T.U. ha ritenuto non condivisibili le obiezioni tecniche sollevate dal Comune e dai suoi consulenti confermando, di contro, la notevole accuratezza con cui l’AdBP ha proceduto all’analisi del territorio in esame.

La sentenza ha un’importanza fondamentale – dichiarano Francesco Tarantini e Cosimo Sallustio, rispettivamente presidente di Legambiente Puglia e presidente del Circolo di Molfetta - perché sancisce il principio di precauzione nell’uso del territorio, anche in una prospettiva rivolta al futuro ed alla messa in sicurezza delle zone dove risulta più alta la criticità idraulica. Questo obiettivo si è raggiunto grazie alla ferma determinazione dell’AdBP, sostenuta da Legambiente, che ha consentito di arginare le scelte inadeguate dell’Amministrazione comunale molfettese. La sentenza deve costituire il punto di partenza per ripensare il territorio ed il rapporto con la città mettendo le basi per un cambiamento dell’idea di sviluppo, sostenibile, concentrato sulla valorizzazione e sul recupero del paesaggio nei suoi aspetti geo-morfologici peculiari e identitari, uno sviluppo che deve tralasciare, necessariamente, pratiche invasive legate al consumo di suolo ed alla precarizzazione delle aree più a rischio”.

La conferenza stampa del 25 febbraio 2012

Le perimetrazioni della pericolosità iudraulica approvate dall'Autorità di Bacino della Puglia

 

 

In questi giorni, per i noti fatti legati a presunti illeciti commessi dal dirigente dell’Ufficio Tecnico del comune di Molfetta,  la gestione del territorio è divenuta di grande attualità e sta risvegliando un interesse che sembrava sopito nella cittadinanza.

Al fine di fornire un contributo informativo, diretto a dissipare voci circolate in merito ad una intervenuta definizione del giudizio pendente dinanzi al T.S.A.P. sul Piano Stralcio di Assetto Idrogeologico, approvato dall’A.d.B. della Puglia lo nell’aprile 2009, Legambiente, intervenuta nel processo a sostegno dell’Autorità di Bacino, contro il Comune di Molfetta, intende comunicare lo stato della procedura.

Come è noto, essendo fallito il tentativo di pervenire ad una composizione bonaria della vertenza, attivato dal Consigliere delegato all’istruttoria della causa, con la convocazione di un Tavolo Tecnico ed essendo evidente l’estrema complessità e tecnicità delle argomentazioni in campo, è stato nominato quale C.T.U., il prof. Ing. Maurizio Giugni, a cui, con 12 diversi quesiti, è stato chiesto di pronunciarsi sulla correttezza dell’operato dell’A.d.B., sulla fondatezza delle obiezioni poste dai tecnici incaricati dal Comune di Molfetta e, infine, sugli effetti della perimetrazione approvata dall’A.d.B. sui vigenti strumenti urbanistici comunali.   

La relazione del C.T.U. è stata depositata in data 25.5.2011, con qualche settimana di ritardo rispetto al termine assegnato e per tale motivo all’udienza del 22.6.2011 è stato necessario fissare una nuova udienza per consentire alle parti di formulare le loro deduzioni rispetto alla perizia.

Sul piano processuale, dunque, l’attività ancora da svolgere si articola nel modo seguente: deposito delle controdeduzioni da parte dei Consulenti Tecnici di parte; udienza per la precisazione delle conclusioni, fissata il prossimo 9.11.2011; predisposizione delle memorie conclusionali e, infine, discussione dinanzi al Collegio, fissata per il giorno 25 gennaio 2012; dopodiché la causa verrà decisa.

Quanto al contenuto della relazione peritale, a specifica domanda del G.I., il consulente rileva: “Con riferimento alle indagini condotte dall’Autorità di Bacino della Puglia, il sottoscritto C.T.U. rileva anzitutto la notevole accuratezza con cui l’A.d.B. ha proceduto all’analisi morfologica del territorio in esame”; (…) “L’approccio impiegato, costituito da un modello ideologico a parametri concentrati ed un modello idraulico e di esondazione a parametri distribuiti, è in pratica analogo a quello utilizzato dal CTU: si tratta di approccio consolidato e largamente condiviso nella pratica ingegneristica”.

In riferimento alla relazione peritale dell’Amministrazione comunale, il CTU afferma: “In conclusione, pur apprezzando notevolmente sotto l’aspetto della modellazione fisico-matematica l’approccio proposto nella CTP dell’Amministrazione comunale di Molfetta, il sottoscritto CTU ne ritiene i risultati caratterizzati da una ancora non sufficiente carica di attendibilità”.

In sostanza, il Consulente ha ritenuto di non condividere né la metodologia, né le conclusioni alle quali è pervenuta l’Amministrazione.

Ciononostante, ha ritenuto prudenziale l’approccio dell’A.d.B. sotto uno specifico profilo: quello del parametro AMCIII, sostituito dallAMCII, ritenendo poco probabile che un evento di particolare intensità venga preceduto da un lungo periodo di pioggia quasi continuo, come supposto dall’Autorità. Il che produrrebbe, come risultato pratico, un più ristretto allagamento delle zone inondabili, ma non inciderebbe sulle situazioni di alta e media pericolosità che determinano l’inedificabilità delle aree più a rischio .

In ogni caso, ciò che è emerso senza ombra di dubbio dalla relazione del CTU, è la conferma del reticolo idrografico indicato dall’A.d.B. e dunque il numero di lame (13 in totale) che attraversa il territorio molfettese, dato in precedenza contestato dal Comune che aveva persino ridicolizzato tale risultato, parlando di  “lago Michigan”, la nuova Venezia e simili; l’elevata urbanizzazione del territorio; la cattiva urbanizzazione ed infrastrutturazione che in molti casi accentua il pericolo naturale (rispetto ad alcune situazioni critiche, lo studio del CTU è persino più allarmato di quello dell’A.d.B).

A fronte di tali conclusioni non può certo sostenersi che la perizia sia favorevole al Comune, individuando una molteplicità di situazioni di allarme ambientale e di rischio per l’incolumità delle persone e delle cose, ponendo altresì un obbligo di elevata cautela nell’uso del territorio.

Ciò detto, il giudizio non è affatto definito in senso favorevole o sfavorevole a nessuna delle parti in causa: i tecnici di parte e i difensori devono ancora prospettare le loro difese e alla fine sarà il TSAP a decidere se la delibera n. 11/2009 dell’A.d.B. dovrà essere confermata o modificata.

 

 
Perimetrazione delle aree a bassa, media e alta pericolosità idraulica approvata dall'Adb con delibera n. 11/2009

 

 

 

Molfetta, 28 febbraio  2010 Comunicato stampa  Il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche rigetta la richiesta di annullamento della delibera di approvazione della modifica di riperimetrazione delle aree a pericolosità idraulica.   «Il  diritto dell’ente locale all’uso del territorio nella maniera più conforme ai propri intenti programmatori ed alle aspettative degli amministrati deve essere contemperato con le possibili situazioni di pericolo per la collettività e con la necessità di garantire la conservazione del territorio medesimo in condizioni di fruibilità anche per le generazioni future».È questo il passaggio più significativo dell’ordinanza con cui il 17 febbraio il Tribunale superiore delle acque ha rigettato la richiesta avanzata dal Comune di Molfetta di sospensiva dell’efficacia del PAI. Accogliere tale richiesta avrebbe infatti significato restituire al Comune la possibilità di intervenire sulle aree interessate dal PIP 3, con il rischio di «trasformazioni anche irreversibili». Il Tribunale ha inoltre rigettato la richiesta di una nuova perizia richiesta dal Comune di Molfetta e, giudicando la causa matura per la decisione, ha fissato la prossima udienza per il 26 maggio 2010.Il procedimento, che vede il Comune di Molfetta, rappresentato dal prof. Caputi Jambrenghi, contro l’Autorità di Bacino della Puglia che aveva rideterminato il rischio idraulico sul territorio comunale, si avvia così verso una rapida conclusione, dopo che era entrato nel vivo con la costituzione dell’Avvocatura dello Stato, rappresentata dall’avv. Francesco Lettera a difesa dell’AdB, e l’ammissione dell’intervento ad opponendum di LEGAMBIENTE ONLUS, tramite il Presidente nazionale Luigi Cogliati Dezza, difeso dall’avv. Rosalba Gadaleta.Il circolo Legambiente di Molfetta, che ha fortemente voluto questa costituzione in giudizio a dimostrazione della rilevanza che per l’Associazione, da sempre impegnata nella tutela dei vincoli idrogeologici, assume il tema della difesa del suolo, può quindi esprimere oggi grandissima soddisfazione per questa ordinanza con cui si  ribadisce  che la pubblica amministrazione deve, in nome dei diritti delle generazioni future, anteporre la difesa del paesaggio alle aspettative economiche di pochi. La fissazione dell’udienza del 26 maggio prossimo per precisazione delle conclusioni, prelude ad una definizione rapida del processo, con la possibilità di mettere un punto fermo sull’uso del territorio a Molfetta, con l’auspicio che la “politica del fare” si rivolga al miglioramento delle condizioni ambientali, di sicurezza ed alla salvaguardia del paesaggio rurale, piuttosto che alla sua sistematica demolizione.      per il Circolo di Legambiente di Molfettail presidente, Antonello  Mastantuoni

Lama Marcinase prima che venga interrotta dal rilevato stradale a sud della zzona Asi

da "Villaggio globale"

http://www.vglobale.it/

Il rischio idrogeologico a Molfetta, questo il titolo assegnato alla manifestazione organizzata l’8 febbraio c.a. presso la Fabbrica di San Domenico, dall’associazione Ambientalista Legambiente_circolo di Molfetta. La manifestazione avrebbe dovuto vedere contrapposte due realtà, entrambe con grandi poteri di gestione del territorio. Dico avrebbe dovuto, perché a differenza di quanto fatto dall’Autorità di Bacino, che si è solo concessa qualche minuto di ritardo, l’Amministrazione comunale ha disertato l’incontro. Ad aprire il convegno il Presidente del circolo Legambiente, Antonello Mastantuoni, che ha illustrato in maniera diffusa, mosso da motivazione principalmente di natura di tutela del territorio, la situazione in cui versa Molfetta. Ma guardiamo la questione in maniera specifica partendo proprio dalle caratteristiche proprie del territorio molfettese. Molfetta, nasce in un area dove affiorano Calcari riferibili complessivamente al Cretaceo, su di essi a luoghi poggiano in trasgressione  calcari arenacei, arenaceo-argillosi o detritici grossolani più o meno ben cementati (i “Tufi delle Murge), riferibili questi al Pleistocene marino. Come formazioni continentali abbiamo invece la presenza diffusa di Depositi alluvionali rappresentati da depositi ciottolosi e terrosi rinvenienti sul fondo di solchi erosivi e derivanti dalla disgregazione e dilavamento dei Calcari e dei Tufi delle Murge. Morfologicamente l’area corrisponde a una parte del versante adriatico del rilievo murgiano, rilievo questo che mostra a tratti il suo tipico aspetto tabulare allungato parallelamente lungo la costa, con altitudini degradanti verso mare a mezzo di scarpate poste ad altezze via via meno alte. Ma ecco la caratteristica morfologica tipica di un ambiente carsico: le lame. Cosa sono questi soggetti di cui tutti parlano? Bene, le lame sono dei solchi erosivi che incidono scarpate e che partendo da altitudini maggiori, si protraggono fino al mare e possono essere ad asse semplice o ramificato, in base all’importanza del bacino imbrifero. I solchi hanno generalmente fondo piatto, coperto da depositi alluvionali e presentano fianchi mediamente inclinati. Generalmente questi solchi sono asciutti durante tutto l’anno, ma rappresentando il deflusso privilegiato delle acque a mare, in occasione di copiose precipitazioni, si riempiono d’acqua anche solo per brevi periodi. E partendo da questa situazione di conoscenza generale, si inserisce la vicenda che vede coinvolto il territorio di Molfetta, dove si parla di rischio