Lama Marcinase prima che venga interrotta dal rilevato stradale a sud della zzona Asi

da "Villaggio globale"

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Il rischio idrogeologico a Molfetta, questo il titolo assegnato alla manifestazione organizzata l’8 febbraio c.a. presso la Fabbrica di San Domenico, dall’associazione Ambientalista Legambiente_circolo di Molfetta. La manifestazione avrebbe dovuto vedere contrapposte due realtà, entrambe con grandi poteri di gestione del territorio. Dico avrebbe dovuto, perché a differenza di quanto fatto dall’Autorità di Bacino, che si è solo concessa qualche minuto di ritardo, l’Amministrazione comunale ha disertato l’incontro. Ad aprire il convegno il Presidente del circolo Legambiente, Antonello Mastantuoni, che ha illustrato in maniera diffusa, mosso da motivazione principalmente di natura di tutela del territorio, la situazione in cui versa Molfetta. Ma guardiamo la questione in maniera specifica partendo proprio dalle caratteristiche proprie del territorio molfettese. Molfetta, nasce in un area dove affiorano Calcari riferibili complessivamente al Cretaceo, su di essi a luoghi poggiano in trasgressione  calcari arenacei, arenaceo-argillosi o detritici grossolani più o meno ben cementati (i “Tufi delle Murge), riferibili questi al Pleistocene marino. Come formazioni continentali abbiamo invece la presenza diffusa di Depositi alluvionali rappresentati da depositi ciottolosi e terrosi rinvenienti sul fondo di solchi erosivi e derivanti dalla disgregazione e dilavamento dei Calcari e dei Tufi delle Murge. Morfologicamente l’area corrisponde a una parte del versante adriatico del rilievo murgiano, rilievo questo che mostra a tratti il suo tipico aspetto tabulare allungato parallelamente lungo la costa, con altitudini degradanti verso mare a mezzo di scarpate poste ad altezze via via meno alte. Ma ecco la caratteristica morfologica tipica di un ambiente carsico: le lame. Cosa sono questi soggetti di cui tutti parlano? Bene, le lame sono dei solchi erosivi che incidono scarpate e che partendo da altitudini maggiori, si protraggono fino al mare e possono essere ad asse semplice o ramificato, in base all’importanza del bacino imbrifero. I solchi hanno generalmente fondo piatto, coperto da depositi alluvionali e presentano fianchi mediamente inclinati. Generalmente questi solchi sono asciutti durante tutto l’anno, ma rappresentando il deflusso privilegiato delle acque a mare, in occasione di copiose precipitazioni, si riempiono d’acqua anche solo per brevi periodi. E partendo da questa situazione di conoscenza generale, si inserisce la vicenda che vede coinvolto il territorio di Molfetta, dove si parla di rischio

Molfetta, 14  gennaio  2010

Nella conferenza stampa che si è tenuta a Palazzo di città lunedì 11 gennaio il sindaco di Molfetta, il vicesindaco, l’assessore alle attività produttive e il capo dell’Ufficio tecnico hanno annunciato alla città tutta la prossima realizzazione di un’opera che porrebbe fine a ogni rischio idraulico in tutta la zona ASI, in tutta la zona artigianale (in particolar modo le aree di prossima realizzazione e già oggetto di lottizzazione e assegnazione), nel quartiere della Madonna dei Martiri e in tutta l’area portuale. L’opera consisterebbe in un canalone lungo circa 600 metri, alto 3 e profondo altrettanto che riuscirebbe a intercettare un’eventuale piena a monte del sistema di lame a ponente della città per convogliarla nella dolina di Gurgo distante  un centinaio di metri dal Pulo.Scopo dichiarato della conferenza è stato quello di tranquillizzare padroni dei suoli, assegnatari dei lotti e costruttori: il PIP3 e le due torri da ottanta metri si faranno lì dove previsto, lo sviluppo della città non si fermerà, la richiesta di lotti da parte di più cento aziende, ha assicurato l’assessore Palmiotti, sarà soddisfatta e la disoccupazione sparirà dalla nostra città. Eppure ci sono molte cose che non tornano in questo trionfalistico ottimismo.L’Amministrazione comunale, nonostante abbia deciso di realizzare quest’opera, continuerà nella sua azione legale presso il Tribunale superiore delle Acque in opposizione al Piano per l’Assetto Idrogeologico recentemente approvato dall’Autorità di Bacino. A chi durante la conferenza stampa faceva notare la contraddizione (se si fa l’opera si accetta l’esistenza del rischio idrogeologico e allora l’Autorità ha ragione) il vicesindaco Uva ha risposto che l’opposizione al PAI si basa su ragione tecniche relative a tutto il Piano mentre l’opera eviterebbe il rischio solo in una parte del territorio interessato. Resta il fatto che i molfettesi assisteranno o allo spreco di denaro pubblico in un’opera non solo inutile ma anche di forte impatto ambientale e di onerosa manutenzione oppure, visto che il PAI evidenzia i rischi maggiori in aree fortemente abitate, all’anteposizione di interessi economici di pochi alla sicurezza di molti, all’incomprensibile scelta di attenuare un rischio che ancora non ci sarebbe, perché il PIP3,l’area maggiormente interessata, esiste solo sulla carta, a un rischio che invece sarebbe concreto e attuale.Realizzare il canalone non sarà semplice come si è voluto far intendere durante la conferenza stampa: la dolina Gurgo è infatti, secondo il Piano Regolatore, un’area protetta, il che escluderebbe la possibilità di realizzare qualunque cosa.In ogni caso l’opera dovrà essere assoggettata a VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) e in quella sede non potrà non emergere l’importanza paesistica, ambientale e archeologica del sito, senza dire che data la natura carsica del nostro territorio e la localizzazione del Pulo rispetto a Gurgo (poco più di cento metri a valle) sarà difficile dimostrare che un’eventuale piena non rischi di arrecare danni alla dolina da poco riaperta, con grande fatica, al pubblico e per la quale è stata recentemente avviata la procedura perché sia inserita tra i Siti di Interesse Comunitario.