Molfetta, novembre 2004

Egregio Direttore de L'altra Molfetta,

nei mesi scorsi il Suo giornale ha ospitato, in svariate occasioni, articoli ed interventi sulla bandiera nera quest’anno assegnata da Legambiente nazionale all’amministrazione comunale di Molfetta. Desideriamo, a distanza di qualche tempo, fiduciosi che livori e malanimi si siano quantomeno placati, non solo rispondere alle pesanti accuse formulate da più parti a danno della nostra associazione, ma anche - se ancora ve ne fosse bisogno - meglio spiegare e circoscrivere le ragioni di questo vessillo (lo straccio nero, così “garbatamente” definito dalla ‘parte lesa’).

Non ricorreremo, naturalmente, al pur gettonatissimo argomento che fa del consenso generale un elemento di indiscussa legittimazione (“se tutti sono d’accordo con noi, noi abbiamo ragione”): sì, perché, nonostante i reiterati tentativi di spostare l’attenzione sul “buon-nome-della-nostra-città”, offeso e tradito dagli ambientalisti, moltissimi cittadini molfettesi hanno energicamente approvato la nostra iniziativa. Esistono, evidentemente, almeno due modi per amare la propria città: nascondere il pattume sotto il tappeto ed esaltarne magnificenti virtù anche quando queste non esistono, oppure, al contrario, esplicitare con chiarezza e onestà intellettuale - anche a mezzo di gesti simbolici - vizi e nèi che, per quanto vistosi, alcuni ancora si ostinano a non vedere.

Tralasceremo anche insulti e attributi offensivi espressi con sorprendente disinvoltura - attraverso le pagine del Suo giornale - da chi ha parlato, tra l’altro, di “prezzolati ambientalisti”: si fa così quando si è disperatamente a corto di argomenti e, in questo senso, ogni risposta sarebbe superflua. Eccetto che per chiarire gli estremi di una vicenda che, evidentemente, ancora si stenta a comprendere.

Cominciamo dalla fine. Da alcune settimane campeggia su alcune delle abnormi plance che “decorano” la nostra città un curioso slogan coniato, per l’occasione, dal Partito Repubblicano: “86.868 metri quadri. Questa è la spiaggia libera a disposizione di ogni molfettese. Il resto è solo polemica”. Efficace réclame, non c’è che dire. Se non fosse che il trucco di attribuire a ogni molfettese ciò che, in realtà, tutti i molfettesi dovrebbero dividersi tra di loro (86.868 metri quadri : 62.979 abitanti) sia talmente vistoso da essere stato immediatamente svelato, risultando, quindi, assai contro-producente per chi ne è stato l’artefice. Quanto ai “nostri numeri”: nei mesi scorsi abbiamo detto che ogni molfettese ha a disposizione appena 4 cm di spiaggia a testa; questa misura è riferita, naturalmente, alla lunghezza del litorale e, in particolare, ai tratti di costa realmente accessibili dai bagnanti. Non ha senso, evidentemente, parlare di “spiaggia libera” se gran parte di questa, per sua morfologia o per situazioni di abuso, è nei fatti assolutamente non fruibile.

 

 

Torniamo, dunque, al vessillo “dello scandalo”, schematizzando i principali argomenti addotti dai nostri “detrattori”:

1)      Perché è stata assegnata la bandiera nera a Molfetta e la bandiera blu a Bisceglie e Giovinazzo?

Sgombriamo, per l’ennesima volta, il campo agli equivoci. Le bandiere blu non sono assegnate da Legambiente, ma dalla Foundation for Environmental Education (Fee) secondo criteri profondamente differenti e non sempre condivisi da quelli utilizzati  dalla nostra associazione.

 

2)   Il mare di Molfetta non è meno inquinato di quello che bagna le città vicine? Perché la bandiera nera non è stata conferita anche alle amministrazioni comunali limitrofe?

La bandiera nera è iniziativa che riguarda non necessariamente i livelli d’inquinamento marino. Così è stato anche per Molfetta. I risultati del monitoraggio espletato quest’anno dalla Goletta Verde di Legambiente in acque molfettesi, descrivono, in effetti, una situazione che, almeno per gli inquinanti presi in esame, è allo stato attuale sotto controllo. Le ragioni che hanno mosso il conferimento della bandiera nera a questa amministrazione comunale stanno evidentemente altrove. E’ noto che l’assegnazione della bandiera (ad amministrazioni comunali, sindaci, imprenditori o a quanti altri si fossero distinti in negativo per questioni “ambientalmente rilevanti”) deriva, più in generale, da circostanze - eclatanti e comprovate - di cattivo uso privato o di cattiva gestione pubblica del territorio. Nella fattispecie l’elemento certamente scatenante è stato l’accanimento con il quale, anche in sede giudiziaria, l’amministrazione comunale di Molfetta ha difeso la realizzazione di un complesso turistico all’interno di un’oasi di protezione - “Torre Calderina” -, intervento, questo, che il Tar, dopo ricorso avanzato dalla stessa Legambiente, ha sentenziato essere in dispregio delle leggi. Oggi sappiamo che, per fortuna, il complesso turistico “Ho.ri.ba” non sarà realizzato: non si tratta di una semplice guerra a suon di carte bollate (o di una semplice “diatriba” come il Suo collaboratore sostiene). Piuttosto, è stato sventato il rischio che si creasse un pericoloso precedente ossia che si desse il via libera ad interessi speculativi che tuttora insistono su quell’area. Naturalmente, a questa ragione, vanno sommate molte altre motivazioni che hanno indotto l’assegnazione del “triste vessillo”: la proposta di un Piano delle Coste assolutamente sbilanciato nel senso di una privatizzazione del litorale e di una sciagurata logica di “spezzettamento” (i tratti più accessibili e più belli ai privati, solo le briciole e le zone meno fruibili alla collettività), volta, per giunta, a sanare situazioni di palese illegittimità; la proliferazione di azioni amministrative in evidente contrasto con la pianificazione urbanistica della città, con la concessione di incrementi di volumetrie che stravolgono completamente il piano anche nella fascia costiera; le discutibili azioni di riqualificazione costiera caratterizzate da assenza di pianificazione e progettazione; il mancato coinvolgimento del forum cittadino Agenda 21 e delle associazioni nel procedimento che ha portato alla progettazione del nuovo porto commerciale. Per tutto questo l’amministrazione comunale di Molfetta ha meritato la bandiera nera.

3)   L’accordo di programma per la realizzazione del complesso “Ho.ri.ba” fu avviato dalla precedente amministrazione comunale. Perché la bandiera nera spunta solo adesso?

E’ vero, la procedura finalizzata a siglare quell’accordo di programma fu avviata nel 2000. Si trattò, evidentemente, di un gravissimo errore e alla passata amministrazione va assegnata la responsabilità di non aver delineato una prospettiva di recupero e riqualificazione realmente sostenibile in quell’area. In tal senso, almeno un pezzo di questa bandiera nera è dedicata anche a quel vulnus iniziale, che, però, va detto, questa amministrazione, se solo avesse voluto, avrebbe potuto certamente sanare. Troppo facile dire: “colpa degli altri” (altro gettonatissimo refrain). Tra l’altro, questo insediamento è stato definitivamente approvato e per di più strenuamente difeso in tribunale da questa giunta e da questa maggioranza consiliare, nonostante le ripetute sollecitazioni venute dalla nostra e da altre associazioni cittadine.

4)   Legambiente ha assegnato la bandiera nera all’amministrazione comunale di Molfetta a causa del suo colore politico. Perché non “bacchettare” anche le amministrazioni di centro-sinistra?

Il colore politico non c’entra. Anche gli amministratori di centro-sinistra possono compiere scempi e, pure in questo caso, Legambiente fa opera di pubblica denuncia. Tra le città pugliesi cui è stata assegnata negli anni scorsi la bandiera nera c’è, ad esempio, Ostuni, amministrata all’epoca da sindaco diessino.

 

Infine, caro direttore, a chi da sempre ci bolla come “signori del no”, inutili demolitori capaci di intollerabili cattiverie (così dice il gestore del lido Bahia, sempre dalle pagine del Suo giornale) e incapaci di formulare proposte, a costoro rispondiamo che esprimere dissenso non soltanto è consentito dalle regole della democrazia, ma può essere anche una logica norma di buon senso. “Dire no” serve a definire e rendere comprensibile la proposta alternativa che si vuole sostenere. Al contrario, “costruire” sulla base di presupposti che si ritengono sbagliati – senza prima “demolirli” – può generare orribili mostri. Per questo, già da tempo, dopo aver “detto no”, proviamo, nelle sedi opportune, ad avanzare le nostre proposte alternative.

Del resto crediamo che abbia la vista corta chi ci accusa di ostacolare qualunque attività imprenditoriale e, quindi, lo sviluppo: al contrario, negli obiettivi della nostra associazione è la promozione di uno sviluppo duraturo che sia realmente a vantaggio della collettività. Coloro che violano il territorio e forzano ogni strumentazione urbanistica in nome della libertà di impresa e dei “virtuosi” circuiti economici che da queste violazioni deriverebbero, in realtà imprimono danni talora irreversibili proprio alle future prospettive di sviluppo e di progresso della comunità. Così, i vantaggi economici, peraltro di respiro assai corto, non vanno oltre le tasche di pochi, rubando preziose opportunità a molti. “Ladri di futuro”, per dirla con uno slogan caro a Legambiente.

Quanto alle nostre proposte: da mesi “sosta” sulla scrivania del sindaco una petizione sottoscritta da migliaia di cittadini, in attesa di essere sottoposta, così come previsto dallo Statuto comunale, all’attenzione del consiglio comunale: quella petizione lanciata da un congruo numero di associazioni (Archeoclub, Arci, Casa dei Popoli, Legambiente, Molfetta Social Forum, Passioni di Sinistra) e sostenuta da un altrettanto congruo numero di firme (poco meno di 3000) chiede che il Piano delle Coste sia rivisto, tenendo conto dei seguenti criteri:

a.    rielaborare il Piano, sulla base di linee–guida definite previa ampia concertazione con le associazioni e le forze sociali;

b.    ridefinire la percentuale della destinazione delle spiagge (libera, concedibile a privati, libera attrezzata) sulla base della verifica del numero dei cittadini che frequentano abitualmente le spiagge libere;

c.    collegare il Piano delle coste alla progettazione delle aree destinate allo sviluppo turistico (le zone D4), poiché altrimenti ogni possibilità di serio sviluppo turistico verrebbe pregiudicata per sempre;

d.    escludere da nuove concessioni a privati le aree della zona di Ponente sottoposta a vincolo faunistico.

 

Va anche detto, inoltre, che, da mesi, questa amministrazione comunale è in possesso di un articolato progetto di riqualificazione dell’oasi di protezione “Torre Calderina” promosso da Legambiente Puglia e presentato in seno al Forum Agenda 21 e a Città Sane; al momento, avviati i primissimi contatti con le istituzioni locali, siamo in attesa che le “carte” da noi prodotte possano trovare effettivo riscontro nei provvedimenti prossimi ad essere intrapresi.

 

Auspicando di ricevere a breve concrete e favorevoli risposte a queste e a molte altre proposte ancora, porgiamo a Lei i nostri più cordiali saluti.

 

Giovanna Grillo,Presidente Circolo Legambiente di Molfetta